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Loira, dove l’arte di vivere alla francese regna sovrana

Loira, castello


La valle della Loira è la zona più vasta della Francia riconosciuta patrimonio dell’Unesco. Lungo il fiume omonimo, che dà il nome all’intera regione sorgono la maggior parte dei numerosi castelli che la contraddistinguono. Tuttavia, i castelli non sono i soli grandi monumenti storici, infatti si incontrano anche cattedrali dall’aspetto imponente e dimore rinascimentali. Questo grande patrimonio architettonico e storico è stato costruito nell’arco di tre secoli, dopo la sconfitta francese di Azincourt nel 1415, in conseguenza della quale il re francese Carlo VII dovette fuggire da Parigi e rifugiarsi sulle rive della Loira. Da luogo di “esilio” divenne poi la meta preferita dai nobili per trascorrervi piacevolissimi soggiorni. La presenza di una via di comunicazione così importante come il fiume della Loira incentivò la crescita economica che, insieme allo sviluppo artistico, contribuì al fiorire delle ricche testimonianze architettoniche della regione, dimostrazione della cosiddetta “arte di vivere alla francese”.

Il Castello di Angers


Il fiume della Loira si snoda per 1.000 km, creando paesaggi incantevoli, resi ancora più suggestivi la sera, quando i vari castelli che la costeggiano si illuminano.
Punto d’ingresso alla regione della Loira dall’Atlantico è Nantes, riconosciuta come la capitale del buon vivere grazie anche alla sua gastronomia raffinata e ai noti vigneti che vedono, tra l’altro, la produzione del famoso vino “Muscadet”. Sebbene la città non si affacci direttamente sull’Atlantico, risente comunque del suo influsso portandovi il profumo di salsedine. Da vedere sono il castello dei Duchi di Bretagna, il Museo delle Belle Arti e l’Orto botanico.

Spiaggia di Saint-Jean-de-Monts


Proseguendo all’intermo, si incontra Angers, con il suo famoso castello e diversi musei, tra i quali il Museo Cointreau, dedicato all’omonimo liquore.
La regione della Loira vanta un litorale di 450 km, dove si alternano spiagge sabbiose, coste rocciose e stazioni balneari. Per chi ama la vita da spiaggia, la località balneare di St Jean de Monts, affacciata sull’Atlantico, con i suoi 8 km di spiaggia sabbiosa rappresenta di sicuro una meta appetibile.
Luciana Cattaneo

L’Etiopia di Addis Abeba e dintorni


Con i suoi 4 milioni di abitanti, Addis Abeba è l’attuale capitale dell’Etiopia.
Sorprendente mosaico di razze che si incontrano mirabilmente, la città ospita due interessanti musei: il Museo Nazionale archeologico con il famoso scheletro di Lucy e altri reperti trovati negli scavi archeologici del Paese e il Museo Etnografico dove sono esposti icone, croci, strumenti musicali, attrezzi tipici quotidiani, abbigliamento delle diverse tribù e libri sacri della religione cristiana copta e musulmana.
Nella Chiesa della Trinità, si possono ammirare le pareti in cui spiccano splendide vetrate artistiche che riproducono il Vecchio e Nuovo Testamento, mentre del Monte Entoto è possibile godere di un meraviglioso panorama dell’intera città.
Il più grande lago di Etiopia su cui si affaccia la città di Bahar Dar si chiama Tana, ed è situato a 1860 mt. sull’altopiano.

Costellato di isole piene di monasteri e chiese, custodisce grandi tesori religiosi, appartenuti a monaci e Re.
Il Tana è continuamente attraversato dalle tipiche barche di canne di papiro ed è un tipico lago di pescatori, ineguagliabile per la sua bellezza. Costeggiandolo si raggiunge Gondar, la città posta ai piedi dei maestosi monti Semien, famosa per il gruppo di castelli di cui è la sede. Questo luogo per volontà di re Fasilidas il Grande diventò la capitale dell’Impero Amara, ma nessuno ne conobbe mai il motivo.
L’architettura dei castelli sembra ricalcare quella di alcuni palazzi dell’Arabia meridionale, con torri rotonde ai lati e un torrione quadrato al centro.
Assolutamente meritevole è una visita nella chiesa di Debre Berhan Selassie: pitture in perfetto stato di conservazione rappresentano scene bibliche e di vita etiopica mentre sul soffitto si spalanca la rappresentazione di decine di “visi” di angeli con differenti espressioni degli occhi.

Gioiello prezioso è, infine la chiesa di Lalibela. Si tratta più precisamente di undici chiese collegate tra loro da tunnel e trincee, oggi sotto l’egida dell’Unesco.
Furono costruite per volere di Re Lalibela al quale devono il loro nome e la leggenda vuole cha siano il frutto dell’intervento degli angeli. Dal piano terra sono stati scavati in profondità dei blocchi di gres, lavorati esternamente con bifore e trifore, in modo da dare ad ogni singola chiesa una propria specifica architettura.
Alcune sono affrescate internamente e tutte sono pervase da una fortissima atmosfera mistica. Le più famose sono la chiesa di San Giorgio a forma di croce, la chiesa del Salvatore del mondo, caratterizzata dalle colonne esterne e Biet Emanuel posta su un podio alla profondità di 12 metri con pareti esterne a fasce orizzontali.

Federica Ferri

La Rocca di Oramala e l’Abbazia di S. Alberto di Butrio

La Rocca di Oramala


L’Oltrepò Pavese è l’area in provincia di Pavia che confina con la provincia di Piacenza e Alessandria. Posta a sud del fiume Po si contraddistingue per una parte pianeggiante, una collinare ed una montuosa. Qua e là si incontrano castelli, luoghi fortificati e chiese , con le loro testimonianze pittoriche e scultoree che la rendono una regione storica, ricca di scambi e vicende. Da Varzi si intravede la Rocca di Oramala immersa tra i boschi di rovere e castagno, risalente al decimo secolo che domina la Val Staffora. Un tempo proprietà della famiglia longobarda dei Malaspina che, tra vicende alterne, la detenne fino alla fine del 18° secolo, la rocca venne in seguito abbandonata.

La famiglia Malaspina fu cantata da Dante nella Divina Commedia e la leggenda racconta che il poeta soggiornò alla rocca, meta anche di noti poeti provenzali. Ha una pianta a forma quadrata con un’imponente torre in pietra a semicerchio appoggiata ad un rettangolo.

Abbazia di S.Alberto di Butrio


Sempre nella Val Staffora si incontra l’eremo di Sant’Alberto di Butrio, anch’esso risalente al 10° secolo. La sua costruzione fu iniziata da S.Alberto che rimase abate fino al 1073, anno in cui morì. L’eremo divenne un importante centro spirituale e pare che vi soggiornarono Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Al suo interno si possono ammirare pregevoli affreschi. Un’occasione per visitare entrambi i luoghi può essere offerta dall’iniziativa che si terrà domenica 6 Giugno 2010, quando alcuni esperti di natura e storia locale faranno da “ciceroni” durante una camminata di 5 km. Per informazioni consultare www.calyxturismo.blogspot.com.
Luciana Cattaneo

Castelli, perla della tradizione ceramica

Ceramica di Castelli


Castelli è un piccolo comune situato ai piedi del monte Camicia, in provincia di Teramo, nella zona del Gran Sasso d’Italia. La presenza dell’argilla nel territorio circostante ha favorito lo sviluppo della tradizione ceramica, iniziata nove o dieci secoli fa dai monaci benedettini, a cui il borgo deve la sua notorietà in tutto il mondo. All’interno del paese, numerosi negozi espongono i prodotti artigianali in ceramica e ad agosto si assiste ad un vero e proprio museo della ceramica all’aperto, dove vengono esposti oggetti artigianali di ogni genere, dalle raffinate collezioni in oro zecchino, in stile antico agli utensili di uso quotidiano, decorati con i classici “fioracci”.

Vaso in ceramica

Il Museo delle Ceramiche di Castelli situato nell’ex convento francescano di S. Maria di Costantinopoli raccoglie numerose opere dall’alto medioevo ad oggi. Venne inaugurato nel 1984 e nelle sue sale si ripercorre l’intera storia della maiolica castellana. La vasta esposizione comprende bellissimi vasi da farmacia, esposti nei maggiori musei del mondo,vasellame da mensa, mattoni maiolicati da soffitto e pavimento ed oggetti con decorazione a fiori su fondo bianco.
La visita al Museo fa comprendere l’importanza per la regione abruzzese della lavorazione della ceramica, sia dal punto di vista storico-artistico che economico. Presso l’Istituto Statale d’Arte F.A.Grue di Castelli, si trova il complesso scultoreo di 54 statue , a grandezza naturale, noto come “Presepe monumentale” . Realizzato tra il 1965 e il 1975 dall’Istituto stesso, è stato esposto anche a Gerusalemme, Betlemme e Tel Aviv. Il presepe è accessibile tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00 tranne la domenica.
Luciana Cattaneo

San Marino

Dopo alcuni anni di stand-by, San Marino ha lanciato una campagna di incentivazione per le adv, che prevede una commissione base del 12% (15% prenotando online) e premi sia per i titolari sia per i banconisti.

La Repubblica di San Marino è suddivisa in nove amministrazioni locali chiamate castelli, ognuna delle quali porta il nome del proprio capoluogo. Tali amministrazioni sono strutturate sulla fattispecie delle municipalità italiane e vengono rette da giunte di Castello.

Città di San Marino, dove i punti di maggior interesse storico e culturale sono le tre celebri rocche che sorgono sui punti più alti del monte Titano, simboli della Serenissima Repubblica, il Palazzo Pubblico in stile neogotico che fu ricostruito sulle fondazioni dell’originale “Parva Domus Communis” in stile romanico, la Basilica di San Marino, la Chiesa di San Francesco con annessa Pinacoteca-Museo del XIV secolo, la Chiesa di San Pietro, il Museo di stato, l’Ara dei Volontari, il Teatro Titano. Inoltre sono visitabili due delle tre torri sul Titano.
Acquaviva e Borgo Maggiore, dov’è presente una funivia che collega alla capitale in soli tre minuti ed infine i castelli di Chiesanuova, Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino, Serravalle.

A partire dal 2008 il centro storico della Città di San Marino e il Monte Titano sono stati inseriti dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. La motivazione data dal comitato parla di “testimonianza della continuità di una repubblica libera fin dal Medioevo”.

San Marino viaggi e vacanze quest’anno ripresenta il catalogo individuali dedicato al Mare Italia, con 500 strutture per la famiglia nelle più importanti località balneari italiane. Le proposte saranno concentrate tra Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e Campania, ma non mancheranno le offerte anche dalle altre regioni italiane. La brochure sarà affiancata da quelle su Croazia e Adriatico e Romagna”.

Irlanda: isola di pioggia e di magia

L’Irlanda continua ad essere una delle mete più battute dalle giovani generazioni e non solo. Che si tratti di una breve vacanza o di un Erasmus di qualche mese, o ancora di un soggiorno per lavoro, l’isola sempreverde rimane un luogo frequentatissimo (nonostante il periodo della “tigre celtica” sia terminato da un po’ e ora anche l’Irlanda debba fare i conti con la crisi economica).

Ma quali sono i reali motivi di una passione così diffusa?

Senza dubbio il fatto che Dublino sia diventata negli anni una meta low cost per imparare l’inglese in un ambiente che si presenta con l’aspetto rassicurante di un paesotto di provincia: facilmente percorribile con qualsiasi mezzo di trasporto e abbastanza piccola da poter ricordare luoghi e memorizzare strade in pochi giorni, Dublino è quella che si definisce “una città a misura d’uomo”, dove a confortare il senso dell’orientamento viene in aiuto il famoso spire, l’alto pinnacolo che segna il centro esatto della città.

Gli irlandesi poi, sono tra i popoli “nordici” quelli più “latini”, con uno spirito semplice e pratico, simpatici e decisamente ospitali: del resto Dublino è rimasto uno dei pochi paesi in cui, vedendo un passante in difficoltà, qualcuno potrebbe anche fare lo sforzo di chiedergli “need you help?”.

Ma la reale attrazione d’Irlanda rimane il paesaggio: è quanto di più seducente possa esserci per tutti coloro che amano il contatto diretto con la natura e le passeggiate nei parchi: a soli tre kilometri dal centro di Dublino si estende il Phoenix Park (dal gaelico “Parco dell’acqua limpida”), uno dei più grandi di tutta Europa. Ma anche il resto dell’isola regala incantevoli visioni a chi mal sopporta la velocità compulsiva e il traffico nevrotico della vita nelle grandi città. Così, ci si può permettere di affittare a pochi soldi una stanza che guarda direttamente sul freddo oceano Atlantico, di camminare la sera lungo stradicciole di campagna costeggiate da antichi muretti di pietra, di vedere cavalli allo stato brado avvicinarsi curiosi ma diffidenti ai selciati e, soprattutto, di ammirare vallate letteralmente ricoperte dall’animale irlandese più tipico: la famosa black ship dalla pelle nera e il vello bianchissimo.

E come non ricordare i numerosi castelli antichi disseminati nel territorio, sui quali si raccontano leggende accattivanti e che consentono un’affascinante “tuffo” nel passato (tra tutti è d’obbligo citare uno dei più antichi, situato poco fuori Dublino, il Trim Castle, location del celebre Braveheart). Oltre alla magia dei castelli, la cultura e tradizione folk irish riserva graditissime sorprese: i classici pub, nei quali ascoltare musica live e sorseggiare la celebre Guinnes; i simpatici Carroll’s, negozietti che vendono fino a tarda sera souvenir tipici; e, non da ultima, la meravigliosa tradizione letteraria (da Wilde a Stevenson, da Swift a Joyce…per citare solo i più famosi) e musicale (basti ricordare lo storico gruppo pop-rock degli U2) che l’Irlanda annovera e che riempie di sogno l’atmosfera.

Eppure l’isola dei sogni e dei sognatori ha una pecca: il clima. In qualsiasi stagione intendiate visitare l’Irlanda (e noi ve lo consigliamo caldamente) munitevi di k-way e vestitevi “a cipolla”. Perché, per chi ancora non lo sapesse, o per chi, a forza di sentirlo dire in ogni dove, si era convinto che si trattasse del classico “luogo comune”, in Irlanda piove sempre (non per niente gli antichi romani la battezzarono “Ibernia”). Ma, come consolazione, ci viene in aiuto un famoso detto irlandese: “se non ti piace il tempo in Irlanda, aspetta dieci minuti e sarai accontentato”. Nulla di più vero nella “terra delle contraddizioni”, dove si può vedere la pioggia col sole o un cielo coperto di nuvole insieme alla luce.

È questa l’ultima bellezza “irish” da non perdere: i colori, la cui intensità sembra non essere stata ancora alterata dal passaggio dell’uomo. Il verde brillante dell’erba, il grigio luminoso del cielo, il blu cupo dell’Oceano, il bianco cangiante delle nuvole. Certo, non si potrà mai aggiungere alla lista il giallo intenso del sole, ma tanto basta per aiutarci a (ri)scoprire il brivido primitivo dell’incontro uomo-natura, quando ancora avveniva con reciproca stima, paura, meraviglia.